2 o 3 cose

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Questo blog non supporta l'uso delle K. Questo blog aderisce alla campagna GOOD WRITING IS SEXY per la salvaguardia del grafema CH


sabato, novembre 06, 2004
 

internet point, pt I

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mercoledì, novembre 03, 2004
 
incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 11:17 | commenti (5)


giovedì, ottobre 28, 2004
 

jeunet+tautou

Come i più cine-geek sicurqmente sapranno, in Francia é uscito ieri il nuovo film di Jean Pierre Jeunet, il cui titolo sarebbe in pratica una lunga domenica di fidanzamento.

Si poteva scegliere di meglio ma la trama del film, comunque, e' la seguente: Matilde - lei - ha 19 anni ed é perdutamente innamorata di questo suo ragazzo, promesso marito che parte per la guerra; Quando le giunge notizia della sua morte, l'intrepida signorina casa e chiesa (che nel film é pure zoppa) si lancia nel disperato inseguimento della verita' sulla sua scomparsa.

Il film é tutto seppiato e largamente, pare, digitalizzato nella ricostruzione della guerra del '15- '18 e qui la stampa ne parla come le Titanic chez Jeunet - cosa che trovo parzialmente inquietante.
La colonna sonora, come La Cité des Enfants Perdues, é dell'eccellentissimo Angelo Badalamenti.

Come molti, non mi sottraggo al fascino enorme di un film ormai immaginativamente iper-abusato come Amélie e sinceramente sono molto curiosa; il fatto é che, magari mi sbaglio, ma la delusione mi sembra dietro l'angolo.

Come avrete notato, la starlet del film é la solita Audrey Tautou, che dopo molteplici letture di interviste in metropolitana ho scoperto starmi notevolmente su quelle che aspiro a possedere in senso metaforico. Devo ammettere che molti dei miei sentimenti nei confronti della damoiselle sono dati dal bombardamento culturale parigino: la sua faccina delicata ed acqua e sapone, da ragazza della rue a fianco, campeggia su tutte le riviste per ragazzine e, tra una cazzata e l'altra tipo "io scelgo i miei personaggi a intuito, poi é a Dio che chiedo ed é lui che mi aiuta a riuscire" (frase che mi rifiuto di apostrofare oltre la sua autoevidenza stile poverino's), pensate che come in una Beverly Hills fantastica, qui gli annunci immobiliari a MontMartre scrivono a grandi caratteri - vicino a tutti i luoghi amati da Amelie Poulain! Sara' vittima del suo personaggio ma, senza discutere l'oltranzismo cattolico, cambiasse faccia ogni tanto.


incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 22:35 | commenti (8)


martedì, ottobre 26, 2004
 

la mente che (non) cancella

#1

Se Kaufman e' la decostruzione (basta dare un occhiata al Ladro di Orchidee, Essere John Malkovich e Confessioni di una Mente Pericolosa, evidentemente Gondry e' il seriale (basta dare un occhiata ai suoi video): in questo senso Eternal sunshine of the spotless mind e' una specie di autentico cubo di Rubik. L'ordito di filigrana dello sceneggiatore postmoderno per eccellenza (con tutto che io questa parola la detesto) si dipana completamente senza mai perdere la cognizione del modello - e quindi la possibilita' di ricomposizione nella forma precostituita e si potenzia grazie alla bravura di Gondry, a sua volta maestro nel destrutturare e ricomporre.
Il risultato dell'equazione tra due geni e' dunque la messa in scena di un impasto di memoria e inconscio, come farebbe un Fellini cibatosi di cartoni animati e cultura underground per decenni.
Non un tassello del puzzle e' fuori posto.
Lo spettatore e' quanto mai reso attivo dall'attivita' di ricostruzione che si rende necessaria alla comprensione del film (istanza moderna, oltretutto) ed allo stesso tempo non viene mai preso in giro, piuttosto viene affettuosamente confuso - finche' alla fine viene messo nelle condizioni di riorganizzare, dopo un viaggio pazzesco nei territori piu' cupi e dolenti dell' immaginario pscichico, la banalita' (straordinaria, ma comprenderlo e' uno dei "goal" dei protagonisti) del quotidiano.

#2

Eternal Sunshine mi ha fatto scoppiare il cuore.
Ha fatto quello che ogni film veramente meraviglioso fa: ti lascia con una certezza, durante i titoli di coda fino alla mattina dopo quando riapri gli occhi e tutta un valanga di immagini che (non) ti appartengono ti crolla in faccia - la certezza che la sua musica e i suoi significati e il suo insieme di pixel rimarranno con te per tanti altri anni e che se vivrai abbastanza lo farai guardare ai tuoi figli e conserverai la locandina comprata a qualche euro in una cornice perche' nel 2050 sara' un cimelio.
Eternal Sunshine e' un grande film (post) moderno, ed ora quanto mai mi sembra opportuno dargli questa etichetta anzi, queste due etichette: la struttura e' decomposta doppiamente, nel suo isomorfismo rispetto ai percorsi mnemonico/incoscienti e rispetto al "classico" andamento lineare hollywoodiano e lo so che tutti arricceranno il naso davanti al paragone (che, come molti paragoni e' eccessivo e vero soltanto relativamente a certuni tratti pertinenti) ma il mio film preferito e' 8 e mezzo a cui si applica parzialmente la medesima definizione.

#3

Eternal Sunshine e' il racconto della storia d'amore tra una pipa ed una cresta (non e' una mia osservazione ed il gergo e' in prestito) che, assolutamente fuor di metafora, per quanto possano decidere di cancellarsi a vicenda, finiscono sempre per sbattere la testa sulla loro inseparabilita', ammesso che questo termine esista.
E del resto, non sono la pipa e la cresta un po' le due facce della medesima medaglia?







incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 12:28 | commenti (6)


venerdì, ottobre 22, 2004
 

there she goes again

La fine di un blog è spesso temporanea. Lo sapete meglio di me.
Per questo la MarinaP Corporation è lieta di annunciarvi che dietro suggerimento/richiesta di valido e di tutti quelli scocciati di non potersi più fare i cacchi miei, da queste parti si riaprono battenti e 2 o 3 cose RELOADED si trasforma nella stampella extra-musicale di autorun.
E' ancora un esperimento, ma l'intenzione c'è ed eccovi un bel template nuovo nuovo.

Anche se in momenti come questo scrivere serve poco: basta ascoltare questo per tornare a sorridere, senza paura.



incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 21:59 | commenti (8)
 

.....3......2........1

incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 21:52 | commenti


sabato, agosto 07, 2004
 

verdebarrablubarragiallobarrabianco

Ci si sente indescrivibilmente geek a staccarsi da amici e madre che chiacchierano per sedersi un secondo all'angolo del divano di pietra e accendere il laptop.
Ci si sente geek anche solo per aver portato il laptop al mare.
E, vi dirò, è una sensazione quasi piacevole, quella di essere così urbani.

"MICROSERVA!"

Mi esigono.
Vado.
Mi prendo una pausa dai BR e dai corsivi, dai pensieri in forma di post.
Ci provo, ad essere in vacanza.

E il fatto è che, di tutte le cose che vorrei dire adesso, non me la sentirei comuque di dirne neppure una.






incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 00:34 | commenti (14)


mercoledì, agosto 04, 2004
 

she wants this to mean nothing and that sounds fair to me*

Per ora questa estate, fatta di pochi esiziali momenti, ruota essenzialmente attorno al rituale mattutino che consiste nel sedersi difronte allo stereo (lì dove era il tappeto giallo color ostrica con macchie albiccocca ora è la moquette su cui ho mosso i primi passi) a gambe incrociate, appena alzata, bere il caffè e ascoltare la seguente sequenza di capolavori tweed -o' rourkiani

4. muzzle of bees.
Se fossi una banda larga, verrei completamente saturata dai suoni di questo straordinario pezzo
Jim O'Rourke e i suoi rimestamenti al mixer entrano in simbiosi con il metà sono io, metà sei tu.

5. hummingbird.
A chi parla tanto di pezzi estivi io vorrei far presente questo. Il remember to remember me si fa ri - intonare tutto il giorno a intervalli regolari.

6. handshake drugs.
Possibilmente recitare il chorus ad alta voce con una certa qual veemenza. Uno dei miei pezzi assolutamente preferiti del disco - perchè come si fa a definire se non immaginifico e nitidamente sonoro un I was buried in sound of taxi cabs driving me around. Per non parlare dell' It's ok to say what you want from me. I believe it's the only way for me to be.

7. Wishful Thinking.
Is any song worth singing if it doesen't help?
Due versi in rima che al melomane dovrebbero essere ben noti. E, del resto, non saremmo davvero da nessuna parte se non ci fosse rimasta una nanosfera di wishful thinking.

8. Company in My Back.
Che volete che vi dica, da queste parti si considera il miglior pezzo del disco. A Bologna ci pigiavo su la funzione "incredible surround" che faceva effetto Arena di Verona e il "repeat 1".

Del disco ho anche scritto una recensione che trovate qui, ma è bruttarella e prolissa.
Però capitemi.
Come faccio IO a scrivere qualcosa di oggettivo sui Wilco? Gli ho perfino dato un mero 8 affettando indifferenza.

* [secondo me è una bellissima epigrafe. Da Unlikely Japan, Jeff Tweedy dalla raccolta di poesie Adult head]
[eccovi un link facile e veloce a tutti i testi, più o meno blandamente citati. Ne vale la pena.]













incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 03:57 | commenti (7)


domenica, agosto 01, 2004
 

when the sea takes me like my mother's arms

Non è tanto per tirare acqua al mio mulino, ma da queste parti l'estate non si dà alcun tipo di estate finchè non ci si trova davanti al mare del Salento.
E con tutte le ovvie differenze d'uopo (luminosità ritoccata, scattata alle 7.00 di mattina in una assolata giornata di novembre) - dune e tutto, vi assicuro che quella che vedete non è una foto del mare jamaicano.

E cosa volete che si faccia mentre il sole batte a tremila gradi sulla pelle.
Si ascolta in cuffia The Black Light dei Calexico, che domande.
Come le scrivevo qualche giorno fa, uno dei dischi più torridi mai concepiti.
Anche se, si effettivamente nemmeno Chore of Enchantment scherza, sotto questo punto di vista.
E del resto bastano le voci di Burns e Gelb per far alzare la sabbia e vedere il vento che si agita nei rami di un tipico arbusto marino a vostra scelta.






incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 18:45 | commenti (26)


sabato, luglio 31, 2004
 

deliri tonsillitici e vedute invise

Essere asfitticamente abbracciato da un amorevole 38 di febbre, un misto plurimo di sensi di colpa ed una tonsillite con due ghiandole gonfie come palline da tennis che impediscono di esprimersi come un qualsivoglia essere umano civile.
Compatire il gatto più bello che ha la tigna, povero sfigato.
Mangiare, al solo scopo di prendere antibiotici senza morire di mal di stomaco, esclusivamente elementi edibili microscopici.
Rassegnarsi a sarificare al Dio Tonsillite un intero week-end di mare.

Sognare software come stanze dotate di porte multicolore e restare sveglia una notte intera incapace di deglutire.
Ragionare in tali frangenti notturni sulle migliori soluzioni stilistiche per mettere in scena diligentemente certe sequenze di Microservi.
Pensare che il più dei pezzi Morr che conosco fungerebbero a regola d'arte da colonna sonora.
Prendere Unseen Sights con il suo catch the abstract che ben si addice al mondo geek.
Immaginarla su certi momenti d'intimità tra Daniel e Karla, quelli densi di confessioni e rivitalizzazioni corporee reciproche.
Abbassare il volume immaginario sui dialoghi.
Alzarlo su certi jump cut di, diciamo così, discorso amoroso.

Toccare e sentire cedere certi punti.










incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 14:13 | commenti (8)


mercoledì, luglio 28, 2004
 

case logic
ovvero le logiche (più logiche) della selezione estiva

Insomma, sarete incorsi anche voi nel problema.
Scegliere i dischi da portarsi a casa per chi è fuorisede o più generalmente in vacanza, per tutto il resto dell'umanità.
Per una qualche ragione ovvia e ancorchè ineffabile, i dischi sono sempre la prima cosa che impacchetto al momento di fare le valigie.
Mi siedo sul tappeto giallo (e dandogli del "giallo" gli faccio un vivo e immeritato complimento, visto che dopo varie feste e divertissement vari ha assunto più un color ostrica con macchie albicocca) e comincio a impilare custodie miserrime Fuji vuote - che si distinguono l'una dall'altra soltanto in virtù di una scarna scritta a pennarello nero indelebile sulla fascia laterale.
Foglietto coi titoli nella case, cd nella case.
Foglietto coi titoli nella case, cd nella case.
Foglietto coi titoli nella case, cd nella case.
Che manco nei migliori anni del fordismo (per non parlare dell'opera di trasferimento dei dischi da disco rigido a supporto fisico) s'è vista una cosa del genere.
Nel decostruire la pila di cd, davanti a certuni non si ha esitazione e si schiaffano automaticamente nella valigetta; per taluni altri si resta a vagliarne la possibilità o meno di trasbordo; perchè scegliere non è facile. E potrebbe essere utile in questo senso stabilire dei criteri operanti la selezione:

a) novità.
"nei giorni grigi e pre-marittimi, seduta sulla moquette della casa nella triste città natale, mi ascolterò tutti i dischi che non ho avuto il tempo di ascoltare a Bologna" Il che si collega direttamente al fordismo masterizzatorio pre-partenza su descritto. Una vera e propria febbre.

b) frequenza di ascolto recente.
Kings of Convenience si.
Wilco, tutto, si.
Devendra, si.
Rough Trade, si.
Adam Green e Moldy peaches, tutto, si.
Howe Gelb tutto il posseduto, si.
Modest Mouse discografia completa (e insomma, sono dieci dischi), si.
The Smiths, quasi tutto, ovviamente.

c) utilità eventuale e divertentismo.
"
poniamo che io e gli altri ci trovassimo al bar della spiaggia una sera e il dj della spiaggia avesse improvvisamente avuto un qualche malore che gli impedisse di continuare la sua selection di terrificanti hit da Festivalbar. La consolle resterebbe tragicamente muta e disertata. A quel punto, che dovrei fare? Restare con le mani in mano? Le robe ballabili (qualche DFA, qualche Primal Scream d'annata, qualche Kid 606) e le compilation ruffiane (sorvoliamo) accumulate in mesi di piacevole professione, me le devo portare dietro assolutamente. E se poi siamo tutti ubriachi marci una sera e ci viene voglia di ascoltarci Rettore e Camerini? C'è Bugo ma su, si può facilmente scendere più in basso nelle notti estive e molto etiliche. Che dovrei fare? Il mare, le stelle, la luna, gli Slowdive e la morfina endovena ?"

d) estività.
"Marina sii onesta con te stessa. Per quanto si tratti di dischi eccezionali, ti verrà MAI voglia al mare di ascoltare i Flipper? I This Heat? E l'ultimo disco dei Liars? E gli Old Time Relijun? E i Contortions?"

f) affetto.
"tutto questo probabilmente non lo ascolterò MAI questo agosto - ma se MAI mi venisse voglia di ascoltarlo potrei dare i numeri sapendolo a 650 Km da me"
Specifico che il punto f) si pone avversativamente rispetto al punto d).

Tali criteri vi torneranno utili, credetemi.
Io da circa 600 ne ho scremati 95.
Senza contare i vinili.

























incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 19:29 | commenti (30)


martedì, luglio 27, 2004
 

how to fight loneliness in 5 moves
ovvero mai più senza

Questi ultimi giorni, ultimissimi direi, qui a Bologna, mi costringono ad un forzato autismo.
Non che non abbia i suoi vantaggi, l'autismo forzato, voglio dire.
Ad esempio, serve a riscoprire il calore degli oggetti.
Segue dunque una breve presentazione dei sottocitati items estivi della sottoscritta, ovvero tutto ciò che salva la padrona di casa da un clamoroso tracollo borderline dovuto ad un variegato ammontare di sentimenti di differente entità - che vanno dal dolce, languoroso, nostalgico, arrabbiato, colpevole, terribilmente depresso, ottimista, disperato.

ITEM #1.

Adam Green, Garfield.
Probabilmente sottovaluto rispetto al notevolmente prodotto Friends of Mine, questo Adam Green è appenna uscito dall' esperienza (a mio parere leggermente peggiore rispetto alla carriera solista) Moldy Peaches.
Antifolk decisamente più sbilanciato verso l'acustico scarno e confidenziale, a parte alcuni episodi elettrici e vagamente iggypoppiani (Baby's gonna die tonight), pezzi come Times are Bad, Computer show (nella versione Ep è struggente e paracula nel miglior stile del signore in questione) e Mozzarella Swastikas valgono il viaggio.
E poi, tanto per cambiare, io sono innamorata perdutamente di lui.
Ho in cantiere il sogno di portarlo al Covo - appena capita a tiro - e non è escluso che ce la si possa fare, con un po' di sforzo. Sarebbe un po' il mio momento Radio Dept, cominciate a sostenermi da subito, che sono abbastanza pazza da volerlo fare sul serio.
Se in tale circostanza scappassi con lui, insomma, non vogliatemene. E' tutto finalizzato a quello, eh.

ITEM #2

AAVV, Rough Trade Shpos, PostPunk vol 1.
Scherzi a parte, questo è un oggetto assolutamente consigliato per la vostra estate squilibrata ed è, vi voglio dire di più, da possedere (tremate, tremate) originale. Costa 20 euro che per due cd gonfi e tronfi di pezzi eccezionali e per lo più irreperibili, realmente non è un prezzo eccessivo.
Pilastro delle due parti di Nocturama con Ferruccio, sul n-octuennio 1978 - 1985, la sudetta compilation è composta di tracks scelte dai commessi della catena musicale di tutto rispetto Rough Trade (peraltro pertinente alla storica etichetta) - gente con le carte in regola a giudicare dal risultato.
Nelle due parti della raccolta troverete una sequenza, che rasenta la perfezione della consecutio, di band octuennali e band contemporanee: tra le altre, Liquid Liquid, Pop Group, PIL, Gang of Four, DNA, Contortions, XTC, The Fall e poi i Rapture del primo glorioso EP Out of the races and onto the tracks, Chicks on Speed, Life Without Buildings (gruppetto consigliato, tra gli alri), Rogers Sisters.
Rilevante sotto più di un punto di vista è la presenza massiccia di band femminili come se ne vedono ben poche al giorno d'oggi: sotto con i pilastri rosa del post punk dunque - Slits, RainCoats, Lilliput, Delta 5, Au Pairs, ESG, Bush Tetras. Abbastanza clamorosa l'assenza di Y Pants e Mars, comunque ci accontentiamo.
La totale o quasi irrecuperabilità di molti dei dischi delle band del periodo (parzialmente ottemperata dal recente fiorire delle ristampe) rende Rogh Trade Post Punk Vol 1 un oggetto imperdibile.

ITEM #3

 

Il telecomando del mio stereo.
Che mi consente di aggirami come una spostata per le varie ali della mia magione deserta e altamente disordinata (lì dove qualcuno diceva I'm all about a forked tongue and a dirty house) e cambiare comodamente traccia del disco prescelto in una sorta di stato di perenne sonnambulismo.

ITEM #4

 

D. Coupland, Microservi.
Ci arrivo tardi, lo so, essendo sostanzialmente una pessima conoscitrice di letteratura contemporanea.
Eppure ne ho sentito parlare talemnte tanto, in talmente tanti differenti contesti, da talmente tante persone, che sono arrivata alla conclusione che avrei usato il mio personale esilio punitivo in patria per leggerlo alla velocità del tuono. E stare peggio sotto diversi punti di vista, ma questo c'entra poco.
Sono quasi a merà, ma devo dire di starmene decisamente innamorando. Me ne sono accorta ieri che parlavao con mia madre e le dicevo che ha davvero 50, 2 anni.

 

ITEM#5

Sonic Youth, Corporate Ghost DVD - The videos 1990 -2002.
E' stata una dura battaglia rinvenire questo oggetto sugli scaffali di Nannucci in una delle frequentissime visite di questi giorni (dovute alla fondamentale assenza di stimoli esterni) e decidere di non comprarlo all'istante.
La prova è che l'ho persa.
Dopo 1991: The Year that Punk Broke, spettacolare documento di un' altra epoca gloriosamente conclusasi e Screaming Fields of Sonic Love, altra meraviglia ahimè mai uscita in formato PAL VHS, finalmente gli amatissimi sono usciti con una raccolta completa dei loro video, che vanno da Goo (quasi interamente in video) a Murray Street, con efficacia alterna.
Tra le altre features, la possibilità di una specie di "program" che permette di costruire la propria scaletta personalizzata di video da guardare; inoltre, commentari dei Sonic Youth stessi più o meno dovunque.
Da segnalare senz'altro, ma già lo sapete, il video meraviglioso di Bull in the Heather con una Kim Gordon vestita à la Courtney Love in Doll Parts, stesa, appunto, su un letto di bambola, in compagnia niente meno che della mia doratissima Kathleen Hanna codini-munita; il video di Sunday, romantico e decandente, protagonista un bruciatissimo (e fighissimo) Macauley Culkin; My Friend Goo dove Kim Gordon si canta sopra in playback negli anni d'oro del grunge, in una tenuta fucsia decisamente anni '80.
























incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 16:24 | commenti (25)


lunedì, luglio 26, 2004
 

noctu-ottuennio part II

Come ai più attenti dei pochi superstiti online di queste sfigate giornate non sarà sfuggito, oggi è lunedì.

Ergo, nonostante il mio umore sotto le suole e la stanchezza dell'ospite, Nocturama va in onda anche stasera, come sempre, alle 00.50.
Logica conseguenza del preambolo è che anche a questo giro Ferruccio Quercetti dei notori CUT sarà a farmi compagnia nella calura degli studi di Berretta Rossa per l'ultima puntata prima che ognuno salpi per migliori lidi, lasciandosi indietro questa Bologna troppo silenziosa e vuota (in attesa dei Modest Mouse all' Independent, ovviamente).

Dunque seconda parte dello speciale dedicato al ottennio (ai posteri come il noctu-ottuennio) 1978 -85. Per voi le nostre spocchiose, ma divertenti si spera, chiacchiere alcoliche, le nostre filologie e le solite gemme essesenziali per catturare lo spirito del revival contemporaneo di !!!, Rapture, LeTigre, ChicksOnSpeed, El Guapo e compagni.

Se siete a casa in disoperata attesa delle ferie qui a Bologna sintonizzatevi su Città del Capo 96.250, come sempre.
Se siete altrove al mondo c'è sempre lo streaming, qui.
E ovviamente tutti i contatti: nocturama(et) supereva.it o un bel commento piazzato qui sotto a cui prontamente risponderemo citandovi affettuosamente.

Per ora è l'ultima.
Se, come cantava Brian Wilson, non vi sentite semplicemente meant for these times, siateci.
Questo Nocturama è per voi.






incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 19:31 | commenti (12)


domenica, luglio 25, 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(more than this, you know, there's nothing)

incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 23:53 | commenti (12)


sabato, luglio 24, 2004
 

I'd Rather Dance with Erlend
[KoC live@ Villa Ada, Roma 16.07.04]
[the true story, manzissimi a parte]

Sono a Roma per vedere i Kings of Convenience.

Ho corso alla stazione, mi sono lanciata sul binario ed ho sopportato il carro-merci stracolmo, ridendo con i compagni di vagone per isteria e per sopportare meglio la circostanza asfittica di questa metà luglio. Sono scesa dal treno e praticamente salita in macchina, ad immergermi immediatamente nello scenario dell' Urbe. Sono scesa ancora una volta, stavolta a Villa ada.

Villa Ada ospita i Kings of Convenience. Lui ospita noi.
E' un enorme parco da qualche parte di Roma che non ben codifico. C'è un lago. E molte papere che sculettano come nei film di Walt Disney. Parlo a telefono con mia madre mentre due loschi figuri di mia conoscenza si accingono a mangiare una pizza qualche tavolo più in là. sotto capaci alberi.

Il concerto costa 8 euro e non mi sembra eccessivo, visto che ne ho pagati, per via di dovute differenze di organizzazione, 15 per i Chk Chk Chk qualche giorno prima.

Erlend Oye ed Eirek Gamblek Boe salgono sul palco, ma io mi perdo il preciso istante della loro comparsa, tra gli esulti della folla seduta a piè dello stage.
Sono qualche metro lontano, a comprare una birra prima che sia tardi. E suppongo vi chiediate perché dovrebbe essere tardi, per comprarsi una birra durante un concerto, visto che come sempre il bar resterà aperto presumibilmente per molte ore dopo.
No.
I Kings of Convenience hanno chiesto esplicitamente che i bar ai fianchi della zona concerto chiudessero i battenti durante la loro performance: perché vogliono silenzio. Silenzio e nessuna possibile distrazione.
E non hanno torto.
La loro formula, per quanto leggermente modificata nel secondo album, è del resto quasi rigorosamente acustica: ancora non lo so, ma anche i momenti più post-prodotti di Riot on An Empty Street verranno eseguiti per semplice voce e chitarra.
Anzi. Per intreccio di voci e chitarra.
Visto che passano ai cancelli mediatici come i nuovi Simon and Garfunkel. Ed Homesick, il primo pezzo dell’ultimo disco, comincia con un verso che cita il duo glorioso dei gloriosi anni ’60: "two soft voices blended in perfection".

Mi faccio faticosamente strada nella massa informe di gambe accavallate e mi siedo accanto ai miei amici., che sono già in estasi. Mi basta un nanosecondo per essere a mia volta strappata via agli alberi intorno e dalla folla e dai residui di chiacchiericcio in sottofondo.
Il suono del loro amalgama vocal-acustico genera immediatamente il silenzio, anzichè romperlo.

Eirek ed Erlend intonano Until You Understand, una delle migliori tra le loro B-sides.

Si è discusso abbastanza della natura doppia e scissa del nuovo disco, imputando il lato acustico ad un Erlend che si è ampiamente aperto a nuove esperienze sonore da solista (con lavori abbastanza d’eccezione come Dj Kicks!, che gli vale, nei suoi forum, il nick “the SingingDj”) di natura elettronica. Ad Eirek invece andrebbe il merito, o demerito che dir si voglia, di aver ibridato la consueta e familiare vena folk con chitarre elettriche (infatti Love is No Big Truth è il secondo pezzo in scaletta) e ritmi bossanova; o ottanteggianti, in alternativa.
Le due attitudini dei due Re Sonori non si fondono bene come le loro voci: questo potrebbe di fatto essere uno degli ultimi concerti italiani dei Kings of Convenience. Forse l’ultimo. visto Si grida all’imminente scioglimento e si respira, di fatto, una atmosfera leggermente tesa tra i due. O non so, magari è tutta suggestione.
Si sa, comunque, è anche quella sensazione di fine imminente a magnificare il tutto, a renderlo più grande.

E’ la prima volta che li vedo dal vivo. Mi avevano raccontato delle cose delle loro esibizioni live, ovviamente, tra cui spiccavano le leggende sui loro siparietti spiritosi, le loro battute, la richiesta partecipazione del pubblico. La semplicità del loro approccio.
Non sono leggende.

Eirek dal canto suo pare molto timido e molto meno a suo agio; tra i due è considerato il più attraente, a quanto ne so. Parla poco, fa strani rumori gutturali di cesura tra le parole. Scherza assieme ad Erlend sulla loro partecipazione a FestivalBar con Avril Lavigne e sostiene che “ci stiamo vendendo l’anima”. Spiega che sono molto stanchi, che viaggiano di continuo e non si fermano mai in un posto per più di due giorni.
Suonano Homesick (“cause I no longer know where home is”).

Viene il momento di uno degli anthems della band più attesi: singing softly to me viene intonata rasentando la perfezione acustica dell 'Hi-Fi. E come nei nostri sogni più pii, prosegue con la sua coda concettuale e sonora the girl from back then.

 

Erlend - alto, magrissimo, coi capelli spettinati e gli occhiali come due grossi fanali, ha una tenuta jeans che gli dona particolarmente. Spiega al pubblico che non capisce perché loro due vengano costantemente accostati in Italia a Simon e Garfunkel, ma naturalmente ne è altamente cosciente. Narra a tinte pastello dei suoi “due” padri, senza ulteriori specificazioni e di una barca, su cui passava molto tempo con il suo padre biologico – almeno, quello biologico tra i “due”. Eirek gli lascia la scena quasi volesse soddisfare le sue ambizioni da primadonna e questo ragazzo scarno e lunghissimo intona accoratamente un pezzo che dice ricordargli suo padre.
Il pezzo è molto triste, parla di un uomo morto. E’ un pezzo di Simon and Garfukel.

L’oretta di musica vola via veloce e decisamente intensa.

L’ultimo pezzo, prima di uscire per finta - come si fa ai concerti secondo un trito rituale, aspettando il boato del pubblico che ne vuole ancora e ancora - è I’d Rather Dance With You, il nuovo singolo. Uno dei pezzi meno “Kings of Convenience” dei Kings of Convenience così come siamo abituati a conocerli (il che fa ridere, visto che i due, per quanto eccelsi, non hanno affatto inventato un nuovo genere recante una targhetta col loro nome).

Erlend canta. Balla, come nello strepitoso video della lezione di danza (se non l’avete ancora visto, fatelo appena potete, è divertentissimo)
E’ un po’ ridicolo e un po’ sexy.
Il pezzo acquisisce le sembianze di una vera e propria performance tutta giocata tra noi e loro.
Eirek siede al pianoforte, ma la scena è tutta del suo compagno che, a differenza della maggior parte dei pezzi, canta il brano per intero. Chiedono alla folla di alzarsi, di schioccare le dita. Di alzare all’unisono la loro voce sull’ormai celebre, reiterato after-verse che recita “get into the swing” fino alla nausea.

A fine canzone si abbracciano, si inchinano al pubblico e ed escono.

Quando rientrano il concerto è già finito. Due canzoni, non di più, sussurra Eirek facendo un po’ di shoegazing. Due canzoni e i due re scalzi andranno a casa.

Non posso aggiungere altro.
Tranne forse che a distanza di giorni Erlend continua a ballare il suo balletto goffo nella mia stanca testa.
E io vorrei ballare con lui.
Ancora e ancora.

[la potete leggere anche qui]
[servizio fotografico a cura del signorino presto a venire, diciamo appena lo uploada]

























































incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 13:34 | commenti (11)


venerdì, luglio 23, 2004
 

Marina, come si chiama questo disco?

...suggerisce la prima voce umana del nuovo giorno che comincia, in perfetto acusma.
E' la voce della coinquilina del piano di sopra, Maura.

Dalla tapparella rigorosamente abbassata e sempre a mezz'asta nell'ultima settimana rispondo con la voce roca di sonno.

Si chiama Yankee Hotel Foxtrot, Maura.
D'accordo, poi scendo e me lo scrivo.

Una nostalgia in anticipo di qualche giorno comincia a impossessarsi dei miei polpastrelli intorpiditi e lentamente di tutto il resto del mio corpo, come una corrente gelata che prende molto lentamente tutti gli arti, a uno a uno.
Ho le mani e i polsi che mi fanno male.

Mi sveglio con il ventilatore in faccia e due occhiaie da Anna Magnani.
Non mi guardo nemmeno allo specchio.
Come sempre metto su un disco, come primissimo gesto del mio mattino di molti anni.
E quel disco è sempre Yankee Hotel Foxtrot, ultimamente.
E di quel disco ultimamente non faccio che riascoltare War on War, secondo i dettami di un loop dai connotati autolesionistici.
Il ritornello del pezzo è abbastanza banale, probabilmente; la voce di Tweedy è costernata e dolente come sempre. Gira precisa al girare preciso del vinile, sugli arrangiamenti o'rourkiani che incastonano un emotività incontenibile nelle maglie strette del suono.

[You have to loose. You have to loose. You have to learn to die. If you wanna be alive]

Mi siedo sulla sedia davanti alla finestra, ed il solito sole spaccapietre dipinge il muro giallo di una tonalità abbagliante - che mi ferisce gli occhi.
Posso mettere su qualsiasi disco, potrei mettere su qualsiasi disco.
Resterei pur sempre seduta così, davanti alla tazzina mezza vuota di caffè, a lasciare che il suono apra l'archivio degli ultimi mesi. E metta in disordine tutto.
Resterei pur sempre così, con lo sguardo fermo sulla finestra chiusa dell'albergo di fronte.
Conosco questa sensazione.
E' finito il secondo tempo.
Titoli di coda.


















incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 14:26 | commenti (15)


mercoledì, luglio 21, 2004
 

Signorin*

[colonnina a sinistra sotto la PM Original Soundtrack]

(specifico che "manzo" è ad uso esclusivo femminile)

incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 12:27 | commenti (28)


lunedì, luglio 19, 2004
 

folk e derive per lo più inventate

Stasera su Nocturama a partire dalle 00.50, ritorna la coppia di conduttori che più amate ascoltare litigare pressocchè su tutto:

MarinaP vs Inkiostro [aka il grande salutatore e ora si che mi toglie il saluto] pt III

E, come vuole il titolo del post, la nocturamata di stasera sarà interamente devota all'ascolto di electrofolk, antifolk, postfolk, prewar folk, nursery folk, bluesfolk e folk normale. E ciò detto vi prego di notare che i tre quarti di queste etichette sono puro frutto di ars inventio.
Tra gli altri ascolteremo Joanna Newsom, White Magic, Vetiver, Adam Green, Cat Power, Jolie Holland, Joan Baez, Howe Gelb, Irona nd Wine, Devendra Banhart, Wilco (vabbè non saranno esattamente folk ma i Wilco stanno veramente bene ovunque pertanto fingeremo che lo siano] e parleremo a spiovere, si spera anche di voi e con voi.
Ricordatevi che potete comunicare con noi qui, via commenti (facile e veloce), via mail - a nocturama@supereva.it - che trovate di fianco a sinstra, ancora via mail a diretta@radiocittadelcapo.it e ancora via telefono allo 0516428081. E, naturalmente, se non siete a Bologna, Modena o Ferrara potete ascoltarci in streaming come indicato sempre a sinistra.

Yo.



incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 19:29 | commenti (12)
 

dicesi manzissimo
[Kings of Convenience live@ Villa Ada, Roma]

manzissimo= def. entità fisica maschile capace di suscitare problemi respiratori di natura specificamente ormonale; maschio la cui prestanza fisica è capace di mettere in discussione l'empiricità della realtà circostante, rimpiazzando i comuni cinque sensi con un fastidioso e inspiegabile ronzio interno alle tube di Falloppio; uomo incarnante un prototipo di fascino da decidersi su base idiosincratica; sin. Erlend Oye.


incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 17:42 | commenti (21)


giovedì, luglio 15, 2004
 

avvolta nei libri*

Ti alzi stordita, ringrazi [ringrazi davvero, ma nel tuo petto] e prendi le tue cose.
Mostri un viso irreprensibile, privo di qualsivoglia isomorfismo (contenti?) con la ridefinizione di campo in opera nel tuo stomaco. E la ridefinizione prende corpo nella voglia di erompere in una clamorosa risata liberatoria.
Intorno però c'è un silenzio stanco e la gente nelle ultime file non è diversa dalla te di cinque minuti fa; il ragazzo due file indietro ha ancora gli occhi rossi e ha la stessa espressione di qualcuno sul punto di implodere.
Allora corri fuori. E lo scenario/corridoio corre in avanti in perfetto synch con i tuoi passi.
E senti che, ancora, per l'ultima volta, il cinema ricambia il tuo amore in numeri decimali - ma non è comunque per quei numeri decimali.

E' per Godard, per Ophuls, per Griffith, per Bresson, per Lang, per Renoir, per Vigo. E per Ejzenstejn. E per Vertov.
E' per la fotogenia della Mangano adolescente di Riso Amaro e Dita Parlo nell'Atalante. E la Dietrich in Shangai Express.
E per le strepitose capriole logiche di Metz, di Baudry, di Deleuze, di Bazin, di Paglia, di Lacan.
Per tutto ciò che è riuscito a tenerti sveglio e vigile in questa lunghissima settimana, nonostante le pochissime ore di sonno e il rush senza precedenti. Tra qualche lacrima di stanchezza.

Insomma, e' per il cinema.
Per la seduzione verso tutto ciò che è intricato, complesso e assente - persino, per molti, soltanto una pippa mentale.

Oggi è estate.











incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 16:09 | commenti (6)


lunedì, luglio 12, 2004
 

I just wasn't made for these times

Questa sera dalle 00.50 se non avete una bella ceppa da fare vi ricordo che, come precedentemente segnalato, avrò la gioia di ospitare negli studi di Città del Capo durante Nocturama! Ferruccio e Carlo della mtigaaa band nostrana CUT.

Come nei miei più rosei progetti, Nocturama! invita i propri ospiti a discutere dei propri dischi più amati e determinanti tra una paglia e una birretta.
Questa sera con mia estrema esaltazione è dunque il turno dello "speciale" sul famoso quinquennio 1978 - 1985, particolarmente tinto di rosa. Ascolteremo infatti in tutta probabilità gente come Lilliput, Essential Logic, Bush Tetras, Runaways, X Ray Spex, Y Pants e, come d'uopo, Slits assieme a molti altri, molto simpatici maschietti del periodo. E, chi lo sa, anche qualche loro epigono contemporaneo.

A introdurVi, come sempre, i Two Lone Swordsmen con la mia sigla - Formica Fuego dal loro disco, amatissimo, From the Double Gone Chapel.
Le basi colloquiali per questa sera ci saranno invece gentilmente fornite dai Soft Pink Truth.

A tutti i nostalgici, i neofiti e i revivalisti (mi sembra che un po' le acque sonore si muovano in questo senso, riportando in auge il quinquennio mai dimenticato) dunque auguro un buon ascolto notturno, invitandoli senz'altro a interagire con noi via mail all'indirizzo che trovate sulla sinistra o via telefono al numero che comunicherò stasera, della nostra diretta. Naturalmente, gli afecionados possono anche commentare qui.
Sarò ricettiva.




incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 10:16 | commenti (31)


sabato, luglio 10, 2004
 

if you're feeling scenester
[!!! live@bolognettiland, bologna]

Contrariamente alle aspettative ed alle logiche, non mi capita troppo spesso di svegliarmi ed ascoltare il disco della qualche band che ho visto live da qualche parte la sera prima [like they give a fuck!]. Questa equazione [never ending math equation] vale il doppio se si considera che la qualche band in questione è composta di sette personcine particolari, dotate di una formula sonora d'eccezione - perfettamente hipster ed allo stesso tempo perfettamente dignitosa. Anzi, estremamante dignitosa. E che non esattamente si addice ad una post-sbronza mattina.

Louden Up Now è uno di quei dischi che non ho mai fatto segreto di adorare.
Del resto, anche qui, per una donna [come io] innamorata e perduta nel celeberrimo quinquennio [1978 - 1985] i Chk Chk Chk non possono che costituire una rivelazione, la sensazione auditiva di una ibridazione con tutti i punti esclamativi sulle i.
Degli ingredienti del calderone si è ampiamente discusso dovunque - io ho evitato di recensire un disco per raccontarne le stesse, inevitabili, fonti di ispirazione ed esaltarne la caratura all' interno di composizioni che stanno realmente in piedi. Pezzi ai quali togliere una nota (anzi, un effetto, una linea di basso) significa farne traballare l'architettura.

E dunque i tre punti esclamativi, sintesi dei suoni di sette induividui distinti, salgono sul palco; ed il momento in cui una band sale sul palco in quanto incipit dice sempre qualcosa su quello che succederà dopo.
Nic Offer ha una maglia arancione dei riccioli biondi che scuote fiero tra un guizzo muscolar - sonoro e l'altro.
Per dirla nei miei noti toni, è manzissimo.
Sento cominciare Pardon My Freedom e voi ce l'avete presente (vero?) Pardon My Freedom.

Intorno a me la gente non è innumerevole come un po' tutti ci aspettavamo, ma estremamente motivata direi. L'ondulamento è collettivo. Le braccia si muovono come si muoverebbero in una dance hall nella quale il Dj mette tutti pezzi irresistibilmente danzerecci. Rendendo, di conseguenza, impossibile non ballare.
Stravolgendo un noto assioma sociologico, direi che così come non si può non comunicare, di fronte ad un live dei Chk Chk Chk non si può non ballare.
Non credo - no decisamente non credo, di avere visto qualcuno degli esseri umani al mio fianco che non muovesse anche solo la rotula.

La formula che ho ripetuto per qualche settimana è stata "Dio, quando i Chk Chk Chk faranno Me and Giuliani crollerà il quadrilatero" [che è la sala centrale di V.Lo Bolognetti 1 alla cui organizzazione va la ottima nonchè "pericolosa" gestione audiovisiva del concerto].

"This is called... Me and Giuliani Down By the Schoolyard, a true story..."

Se ci passate salutatemene le macerie.









incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 13:26 | commenti (16)


giovedì, luglio 08, 2004
 

at the final moment I cried, I always cry at endings
[the rapture+belle and sebastian, live@Ferrara]

(ho cominciato a scrivere questo post, da ora, almeno quattro volte. Il primo incipit era questo)

#1. I Rapture. Si, insomma, i Rapture. Ma, dicevo, sono saliti sul palco i Belle and Sebastian.

(ok, voleva essere un modo carino per dire che, senza niente togliere ai rapture, non sono stati indubbiamente loro a fare la tua serata. ma no, basta fronzoli, frizzi e lazzi. Basta con queste pseudo velleità critiche di completezza. Sii nuda, sii cruda. Salta i preamboli)

#2. ero sulla sinistra del palco, in mezzo ad una folla decisamente civile, quando ho visto arrivare un nutrito numero di Belle and Sebastian sul palco. Così questi sono i Belle and Sebastian. La band che mi ha fatto da colonna portante sonora quasi ininterrottamente per sei anni. E li vedo a un passo da un castello che galeggia, tra qualche goccia di pioggia e settantacinque scatole di kleenex pronte all'uso.

(ecco, allora non hai davvero capito una ceppa)


#3.
mi poggio il mento sul ginocchio, tutta ranicchiata nella sedia davanti al computer.
Cerco di ricapitolare, di richiamare in testa quello che serve per scrivere decentemente o meno di un concerto che non dimenticherò.
Voglio scriverne senza girotondi di senso, non voglio descrivere niente e non mi interessano i dettagli tecnici. Tipo che la sostituta di Isobel Campell ha almeno la 7° di reggiseno, per dirne una.
Voglio dire cosa ho provato, nell'ora e tre quarti che ho effettivamente passato sulla sinistra del palco pendendo dalla labbra di Stuart Murdoch, mentre idealmente mi aggrappavo alla sua maglietta aderente nera e seguivo i suoi gesti femminei -- in synch con la sua voce perfetta.
E non voglio dire quello che i Belle and Sebastian hanno rappresentato per me in questi anni e che posto hanno occupato nella gerarchia dei mie ascolti; anche se indubbiamente si tratta di un motivo legato, come si dice.


Ci sono dei dischi capaci di tirarti fuori dalla testa e dal petto i frammenti di molte epoche (individuali, s'intende), con tutti volti che le hanno attraversate e continuano ad attraversarle nella memoria. E pescarti con la lenza, dalla gola, una serie di parole che finiscono per legarsi tra di loro e riunirsi in stringhe di senso compiuto.
Ascoltare dal vivo, con arrangiamenti semplicemente impeccabili in una resa che rasenta la perfezione hi-fi, i pezzi di quei dischi, può essere abbastanza faticoso.

Faticoso perchè non sei seduto sul tappeto di casa tua, ma sei in piedi in mezzo a tantissima gente che ti sgomita addosso compromettendo la tua esperienza di ascolto totale (ma, insomma, il bello è anche qui, nella sfida)
Faticoso perchè non si possono ascoltare certe frasi senza sentirsi strizzato come un panno che si torce dopo che è stato lavato.
E faticoso per una terza ragione.
Perchè non si pùò realmente pensare mentre si è lì con gli arti e i sensi del tutto protesi verso il suono, intenti a non perdere neppure un secondo di quello che, comunque, durerà troppo poco. Anche se quel "troppo poco" dura molto più del solito.
Non sto qua a dire come e quanto ascoltare Get me Away I'm Dying e Piazza, New York Catcher mi abbia saturato emotivamente e sonoramente.
Anche se, ecco, l'ho detto.














incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 04:22 | commenti (20)


lunedì, luglio 05, 2004
 

ah, questi rastaman

Amatissimi,
questa sera il vostro notturno al femminile non andrà in onda dalle 00.50 come avrebbe dovuto per via della diretta dal Festival Sunsplash su Popolare Network.
Che dire? Peccato. Anche se in realtà mi va bene da Dio. Vi spiego brevemente perchè.

Domattina la sottoscritta ha da svolgere due o tre mansioni alquanto antipatiche

a) dare un esame
b) pagare un certo numero, che per comodità definiremo N, di multe prima che arrivino via posta dove non devono; ed a me vengano i capelli brizzolati per le grida dalla cornetta
c) preparare un altro esame in tempo bionico e sentirsi wonder woman

Pur tuttavia, la sottoscritta deve anche svolgere due o tre mansioni picevoli: ad esempio

a) ascoltare un numero, che per comodità definiremo N, di dischi seduta sul tappeto fissando il display (come a noi pipparoli piace tanto fare)
b) dormire un numero, che per comodità continueramo a definire N, di ore
c) ingurgitare un numero superiore alla N di birre per superare lo stress da prestazione da due esami in dieci giorni.

Comunque, si, peccato.

Stasera su Nocturama! infatti vi sareste beccati lo speciale dedicato al quinquennio 1978 - 1985 condotto sempre dalla sottoscritta in compagnia di Ferruccio e Carlo della ottima band rock 'n' roll bolognese Cut.
Due personaggi, vi assicuro, non da poco: Ferruccio è uno dei massimi esperti di band femminili e tendenze sonore anni '80 che conosca e Carlo, che forse se siete di Bologna avrete visto, è il gestore della Phonoteca - organismo deputato al nostro diletto estremo.

Ma consolatevi: i Cut e moi saremo su Città Del Capo a proporvi questo ed altro la settimana prossima, ovviamente per il prossimo Nocturama!
















incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 15:20 | commenti (17)


sabato, luglio 03, 2004
 

He said no fucking names


Barthes lo fece a pezzi, sostenendo che l' unico ruolo che gli si addicesse e gli riuscisse bene fosse quello di se stesso.
E per uno degli alfieri dell 'Actors Studio non doveva essere granchè come complimento.
Kael anni dopo lo definì la parodia di se stesso, in chiave decisamente più lusinghiera.
Detestato dalla maggior parte dei registi con cui aveva lavorato, per un temperamento terribile ed attitudini smaccatamente egotiche, ha avuto moltissime donne e non tutti i suoi figli sono ancora stati effettivamente riconosciuti (11 sono quelli sicuri).
Ha compiuto la profezia di Kael e negli anni è divenuto obeso e grottesco, difendendo strenuamente in aula le pazzie dei, molti, figli.
Nonostante questo, sarei incline a dire che se l'è goduta parecchio.

E' morto ieri.
E per quanto mi riguarda è morto uno degli uomini più belli che abbiano mai camminato su questa terra.








incontinenza verbale di MarinaP delle ore| 15:22 | commenti (16)